28 novembre 2011

Dal libro dei vivi ignari di sè

Un soffio a parole - elab. grafica ferdigiordano2011




















Si sta così tanti dov’è la terra
che spesso mi appaio all’argilla.
Direi peggio: acqua in ferma.

Oggi è liquido da diverse settimane, ormai.
Amo e odio e accavallo le gambe
come un fiume senza riflessi:
anse laddove le ginocchia
espongono ciottoli le rotule.

Pensare un ché diverso, allora. Magari
la frescura che ogni fiamma porta in sé
- ho coscienza che una passione
sia il vero muscolo del calendario. Intorno,
la supremazia del miracolo.

Posto che sia quel fuoco
da spegnere per intero, ditemi se non deve tremare
l’anima che prima della bocca
va per parlare al suo angolo di cottura,

risalire dalla cenere a
tutte le facce possibili precedenti la folla.