2 dicembre 2011

Dinamica del converso


Foto G. De Marco - Taverna Paradiso (Orria - SA)


Nel corpo siamo indigeni o, forse,
solo malmessi. Serve capire da dove entrammo.
Sederci alla sua soglia e osservare
la gente deludersi. Individuare la fuga
dal suo limite (comunque; da tare).

Ci sono estremi anche negli atomi. Ma in tempo
trasformano il loro tuono. Un modo
che incita le connessioni a tenersi
nel cambio di stato. In figura
si fa tardi a rispondere
che cosa cambi nella migrazione: il bagaglio
è sempre ridotto all’osso. Partecipiamo con le mani
alla faccia della terra, ci distingue il grado.

Questo gesto, nella parte minore di me,
è qualcosa che seguita a sopprimermi.
Liberare la voce, è rimedio. Tossire,
prima che il metamero della parola differenzi, lo spirito
che deprime la conversazione. Come
per le folaghe correre sull’acqua per l’involo:
un miracolo di velocità degli atomi mette solidità
nel sollievo.
Ma bisogna fare in fretta, approssimando:
il pensiero è un capodoglio che disorienta
a rotta di collo.

Ora, che importa di come stanno
le cose – tutte, non solo i buchi che lasciano –
quando fanno per scomparire.