2 novembre 2014

Dallo stesso lato dell’orizzonte




Il desiderio è un uccello di rovo
appare in un cespuglio di vene
mentre la spina inflessibile pianta
la consuetudine a riposo.

Non credo all’esposizione
del sangue miniato, né pratico
la convergenza di "sto godendo e tu?" – in vero
sottostanno alla donna dei baci.

Tu sei popolata di perfetti emisferi:
isola l’occhio, confina lo sguardo a te,
e già che ci siamo, andare da una spalla all’altra
significa visitare un continente.

Te ne rendi conto? Ho viaggiato
non solo per questo parallelo: l’oceano
per quanto ampio si prende con le mani
e lascia gocce come coriandoli bombati.

Un cargo umano entra nella darsena,
dai ponti nessuno saluta la costa,
nessuno sventolerebbe fazzoletti di carta,
mentre da riva tutto si alza avvicinandolo.

Poi vieni serena e il desiderio era la spina,
potevo poggiarmi odorarti toccarlo sentirti
tacevi seduta tra le cose già infilate
nella tua assenza, una collana con oggetti finiti
nei posti occupati da sempre.

È il vuoto e la luce che danno coraggio  
alla casa di pensarsi ogni dove. Le pareti
si abbattono senza andare giù, la polvere
non si alza, dorme piena di sole e un sentiero
entra nel vivo delle curve come un ago
nel tessuto strappato dalle spine.

Avevi una bicicletta rosa,
tanto rosa che le spine erano raggi e le ruote
due lune eclissate nell’asfalto. Al semaforo partivi
prima del verde, sorprendendo il rosso dei passanti:
non c’è colore che non ti chiami furore
ma per quanto ti avventi il futuro
è già presente altrove.

Un idrovolante a pelo d’acqua si prepara all'incendio,
il gabbiano piega di lato il capo e non capisce
la rigidità del metallo che imita la sua planata.
Il rumore assordante ci fa atterrare in questa stanza.
Piegati dallo stesso lato dell’orizzonte.