2 febbraio 2016

All'inizio del giro



Piano piano mi accorgo che sono nato
in un luogo specifico e non ovunque.
Nessuno viene escluso da tanta precisione.
E anche voi, passati a dir poco in cielo
dov’era opportuno vedeste la luce.

Tra tante pareti, una sola porta-finestra
dava sul ballatoio; di là il santo sotto
la cupola appariva rubato al mare,
privato della rena, in cambio dell'aureola e
una lanterna diafana sul carapace di maiolica.

Alle volte il mosaico si rivolge al cielo e dii
concavi rispondono di riflessi liberi, dentro
l'atmosfera unisce vaghi tenori allo stesso tempo.
A me capitano ricordi di salnitro: il primo quinquennio
infarinato, olio di sana pianta, alici, fritte già nelle reti
capienti, roche per la lunga attinenza alle voci.

Dunque si trattava di avere fegato per
mettere al mondo un filetto d’uomo ai pesci.
Nella città vicina, il latte invocava il sorso a più bocche.
L’equilibrio era affamato di vita senza averne bisogno
ma qui sopra i tetti godevano le costellazioni e c’erano fughe
di soppiatto dalle tegole.

                        A tutt’oggi si precipita, dal santo.