8 marzo 2016

Somiglia in genere


 
Immagine dal Web

Sono entrato nella rosa. Non potevo
farne a meno, ma avrei fatto di più: mi sarei
radicato lì, al piede del suo calice conteso tra
convolvolo e verbena, sopravvissuto alla muffa.
È stato facile: una rosa ha un solo pensiero
di seta: succede a se stessa sul trono, succede
che appena tempera l’aria il profumo la incoroni.
Mi darà fragranza, sarà accogliente, tenera,
le restituisco cura, resistenza e il tropico in
difesa dal gelo. Il fiore più fiore che vedo
somiglia alla bocca che intima appare al piacere
e si dona come gesto di grazia allo stelo,
alla larga dal vizio e dal tempo, una grazia solerte
per il dettaglio dei corpi intromessi, a resa.
Allora vi entro, rosa appena dischiusa, rosa
della prima luce, rosa per l’umida fioritura
che la imbroglia in genere.