Lascia che mi prenda lo scirocco
dall’orlo del campo visivo dove
si spiga il mare e a costa di stilla
in stilla onomatopee: sembra
aria che tiri acqua al suo mulino
e setacci millemila grani liquidi.
In tanto posa il golfo ai miei piedi.
Sulla balaustra resta quanto sale
dai mitili e cola umidore nel rumore
di marea tirata per la collottola
dalla luna: la mia voce ad amo
curvo che adesca la bocca inetta
dalla quale siamo a tratti morsi.
Sono un pescatore di creste frante
ormai a riva di una notte che fa
il suo numero di corrimano
a guida per quanto compare.
E raccolgo profili liquidati
come chi prende gocciole
per lanterne.

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