3 febbraio 2026

Dove arriva la voce

Generata con AI Google su richiesta autore



Quanto si abbassa, chi la raccoglie?
Si raccoglie da terra sulla canopia
se il vento le concede il passaggio
dopo averla illusa che si può
salire a volo.

S’io fossi aria in moto
in una volta ti spargerei,
e potrei dirti che qualsiasi cosa
si alzi da terra non supera la cerchia
del sistema col tuo solo al centro.

E se la terra conquista il cielo
con una manovra di astuzia
dei suoi elementi, la voce
in breve
a terra resta.

16 gennaio 2026

Macchie da sole


Era caduto: più di un frammento
non ricollocabile nell'intero. Da vicino
la violenza produce quel vento che non si piega
alle resistenze, ma le spezza. La generosità
di dettagli da riprendere è un lusso 
in ogni esplosione che non sia di gioia.
Caduto tra caduti senza capire l'aria che tira. 
Il suo sguardo era carico di nuvole, come
quando sopra la testa è tanto grigio che
non distingui l’alba dalla sera e l’iride
stringe lontane cose nude, confuse,
avvolte in una intima aria acquosa,
                           se vicino diventa
il brivido un automatismo di difesa
da non confondere con il freddo successivo.
Somiglia a questo involucro la morte
con il sibilo della zip chiusa di colpo
mentre da dentro l’uomo
emerge il peggiore dio
riparato dalla legge del dio migliore.
Ci macchiamo sempre con lo stesso colore.

30 gennaio 2024

Corre voce



Corre voce che l’amore sia retrogrado

e che in solitudine l’uva si sposi con il vetro.

Il frutto è immancabilmente un bicchiere.

Sulla tavola sparsi grappoli seccati di brutto 

e pane trattenuto con durezza in luogo

della fraganza che accompagna mordere 

ciò che rimane del desiderio. Ho fame,

ma non è vera. Ho sete, ma non è sola.

La bocca sa di uva nera che secca 

pensarla fuori stagione; e il cuore, il cuore

è claudicante o ribatte con incertezza

se stesso per forza maggiore.  

Eppure l’uva più secca più dolce

conquista. Come l’amore 

o nel turno di notte la stella golosa. 

Ma la pancia ruglia e saliva il palato 

allungato all’uva così ristretta al seme. 

Niente da fare: l’amore è retrogrado 

per chi ti pianta.


24 gennaio 2024


Vivo perché ho letto 


E tu, incuneato nello sguardo, 

avevi un occhio di riguardo 

per l’altro; per i visitatori con terre 

future nelle orbite e documenti 

senza un’ombra di riconoscimenti.

Ci presentò la doglia; ed una pozza

si liberò dell’acqua sotto i nostri piedi:

quanto bastava per dire “scusami”

insieme tremuli e margherite strette

al vento. Ossia, i petali congiunti

esistono meglio, ma lo stelo della lingua

regge dell’altro.


(a F.F. - alive)


16 gennaio 2024


Gigi

Stanno scomparendo i miei sorrisi

dai visi che li avevano portati al mondo 

come identità di spirito. 

Si stanno riducendo i nomi da cercare: 

sulle porte e nei portoni cambiano 

le voci ai citofoni.

Gigi è un dente della vecchia città 

che ricordo di nuovo, forse perché 

adesso lo avverto con la lingua 

caposaldo d’amore.

Ah, che mese gennaio che ha spento 

luci e amicizia in corso. 

Ingigantivano le feste più dei datari 

e le date guizzavano

senza contenersi al largo, 

ma adesso il golfo fermo si accosta

al tuo scoglio con il marmo bianco 

sulla cresta dell’onda.

Dall’ultima volta i cristalli del sale

normalmente pruriginosi attestati 

dell’acqua si trasferiscono in lacrime

testimoni della fortuna 

di averti in corpo.



(a L.L. - RIP)