20 giugno 2012

Chi vede sente




Questo paese non compare dalle mappe.
E’ il dito del continente che lo indica
a pezzi. Nessuno teme la Nazione
dispersa. Dalla veduta aerea annoto solo
lo scheletro esibirsi.



Sta per uscire dal corpo
e vorrà coinvolgere i denti. Darà morsi
fintantoche la scossa apra alla veglia.



* * *



Forse dormire d’estate inietta
il sudore nei sogni. L’emostasi del
maestrale forma la costa nei capelli
e viene la sabbia a raccontarmi il telo.



Forse l’ombra ruota unta del tuo corpo,
stende l’olio e dirai qualcosa. Sta di fatto
che goccia a goccia, in mare compare
una strada percorsa da negri.



In ogni caso siamo completi
a volere apparire neri se il nero ci chiederà
quando verrà la neve per bene.



* * *



Il Sud ha i piedi roventi. Si vorrebbe alzare
la colonna montuosa. E scuote e scuote il dorso
picchia i muri. Li abbatte con un martello
provvisto di lenti cupe, è cieco.



Questo paese non si solleva se prima
non atterra. Il timore è che le ossa restino
sotto la frana dell’euro o, morsa,
scarnificata dalla sua stessa bocca,
la stella della b’orsa minore
non sposti il Nord.



* * *



Sulla sensatezza della partenza avrei da dirti
ancora qualcosa. L’alba di ogni notte
è la sera, ossia: quando tramonta
il corpo si alza il mistero
come dovere.



E tu vieni, quasi attratta, da un perché
i fianchi stanno alti sulla terra
e scossi
ondulati a regime dagli occhi
dalla parvenza di femmina
aperta dalla pelle.



* * *



Quindi si vive lo stento. Portatevi
al legno traditi dal cemento. Che pensate
dei serpenti? Che cosa chiedete
dal marciapiede alla camera da letto?
Non ho conosciuto i miei nonni ma
oggi ne vedo a bizzeffe bruciare i profeti.



Questo dice dei tradimenti. Mio nonno
era un cacciatore di tonni. Uno dei due:
Cassio o Bruto, che affonda il gancio
nelle carni in amore. La mattanza oggi
era meno grave ieri. Mi dice: da lontano si prende quel
che più serve. Nei Marines semper fidelis
è ciò che portò mio padre a Dachau
nella parte salva, alle fabbriche.



Ora un nome lo conservo
e nel mese più mariano del mondo
lo sento muto, semper fidelis l’eco.



* * *



Ora tu prendi il sole. Il sole ti rende coraggio.
In questo senso gli amanti fanno
l’impero che nessuno vede. Si legano
adagio i confini di un territorio di pelli.
Umide e lucenti, perché sia tu sia il sole
poggiate i capelli nel Tirreno.



Vorrei sentirti parlare ancora del figlio
e che il confine cadesse
prima che l’angelo mostri il muscolo
del sollevamento. Non ho che dirti
del battito,  solo che accelera quando sanguino. O, per
il largo spazio che si è fatto in casa ai pareri,
qualcuno viene a dirmi: sai, gode ancora.



Questo sarebbe un rumore d’inferno.