24 giugno 2013

Infiniti per gli occhi

ferdigiordano©2011


Aprire gli occhi nel corpo: scoprire definitivamente
dov’è il senso
                   cercare tanto non sagome non presenze
Scoprire dentro
cosa industria nei gangli: viti e bulloni
e aste e tendini e nervi e motore che gira
contromano
                   Avere orecchie rivolte
all'interno Sentire le dita sotto la pelle toccare
il calcagno
Sfasare la voce dall’onda delle parole
Scoprire scoprire e confermare
                   la tettonica dell'amigdala
                   la pangea emozionale
                   il continente sacrario
raccogliere le primizie della scatola cranica
                   
Aprire la terra aprire questa terra antecedente
abbassati calarsi nella voragine
fino al reperto indigeno
al capezzolo della sua radice piantare le labbra
                   Aprire la zolla perchè l'occhio
visioni l’ingranaggio
                   Aprire gli occhi dentro

è svoltare nel minuto iniziale.

21 febbraio 2013

Ippocondria

Immagine dal web

Nasce da me un galoppo a spronbuttato
ventre a tetti e vola o scalpita lo zoccolo
del verbo sugli spioventi: ma niente è più
come le tegole. Terrazze: tutto piano e colmi
rimasti resti del cammin a mente nei panorami.
Tu vedi lontano
tu sei più lontano, ma vedi
dal punto in cui infossi
la cavalcata? Siamo gocciole da scoli, forse
da torri, ma abbiamo la stessa natura dei colmi:
copriamo dove sgocciola la parola 
sul suo primo davanzale: delle labbra avrei detto
anche: la finestra sulla gola fonda.
Mi diverte
scrivere in tanti sensi, in questo modo
non c’è secchezza. Il tono asciutto lascia 
durezza, corrode l’ingresso nel dialogo.
Questo di Simeone
mi colpì: “Egli andava a morire.
Spalancò le porte, / e non sul chiasso della vita, ma della
morte / sul regno sordomuto. E andava Simeone/
in uno spazio privo di spessore.” Brodskij mi
intenerisce, dice dell’Uomo che aveva visto l’Uomo
annunciato, il Deifinitivo, e uscì dal Tempio per
restare nel tempo. Brodskij (e altri) misura
la mia pochezza e lo amo (amo anche altri). 
Per questo penso
alle tegole ancora e non mi illudo
con s: non siamo consonanti, per troppo.
Inauguro qui 
la drammaturgia della vocale, il sospiro 
dell’opera: perso il coro smarrito
nei luoghi limitrofi a questo, ora il suono
è uno strumento: non nasce da esso, ma fra me e te
un rumore fa più scena del sospiro 
e se prego anch’io viene un nitrito a farmi
male dire ciò che ho sempre creduto solo
in vocazione libera.
Le parole non possono
volare che a stormi nè essere cordoli lassù:
nessuna mappa conduce all’i sola ma tante e tante
non àncorano e ancora e ancora
vie infinite l’e congiunge: via il numero
via la nota via i noti via i nodi via in un lampo
e tuono a martello sul chiodo fisso
- questa irritante definizione:
morto senza corpo ferito.

15 febbraio 2013

Guerra fondai





[Guerra: lotta tra stati, o all'interno di uno stato, condotta con le armi passate per gli uomini o con gli uomini passati per le armi.
2 estens. Azione volta a combattere elementi o situazioni considerati dannosi per la salute morale o materiale, purché non se ne disponga traffico lucroso.
3 fig. Divergenza, contesa fra individui o gruppi, volta a piegare il morale dell'avversario o a piegare l’avversario alla propria morale.
4 fig. Concorrenza commerciale spinta all'estremo; contrasto economico esasperato, collutt(u)azione monetaria.
• sec. XIII, prima e poi, praticamente](*)

Pertanto la guerra è un atto esigente macerie, un volano
di urla, ricoveri, carriere e corrieri spezzati.
E’ se la parola diventa acciaio puntuto
o se arroventa il gelo, rimpingua i fossi, interpone
tra udito e sparo il corpo; se accavalla le gambe
nelle pozze rosse; se celebra la mira con la pisside
del torace o il tabernacolo del cranio o qualsiasi bersaglio
in movimento. Se inaugura il cordoglio 
cancella il patronimico, diviene conto sotterraneo.
Ed è se un concistoro di energumeni dorati dimentica
che chi scavò quell’oro, scava la trincea
e chi lo gettò via dal collo, dal collo pende
e chi al collo ha ancora catene rozze è la razza
antecedente ad ognuno di noi.
            Scompaiano dalle vesti
il luccichio, il rombo, la peluria finalmente: - Signore!
fa' che mio figlio parli agli uccelli, ai pesci, alle trebbie, ai meli,
io ti aiuto col grido, finché posso.

(*)da:  dizionario il Sabatini-Coletti, liberamente reinterpretato (nda).


1 febbraio 2013

Li scompiglia




Seduta, ampia calma o tenta
attentamente aperta tra legno e fioritura
mimetizzata nel ramo esangue e morta fino a ieri.
Prova a sollevarsi punta dalla voce, leva
incessante tra chiamarsi e colpirsi.
È come un congegno ottico: mira
col sotterfugio dell’impatto segreto tra grazia
e rassegnazione.
So di averti incontrata
quasi per aria, in una radio, per un programma
di giochi, apparsa attesa e nubile: donna, la donna
senza piume la donna senza semina né adduzioni
tra gli angeli, scompigliati in genere.

21 gennaio 2013

Paesi e non più credenze




Cerano dalle candele luci fioche tremolii 
c’erano timide sacralità installate 
e correnti e le fughe cerano tramate verso loro 
ma lo sforzo di una fermezza di curve talune 
mosse verticali insinuanti almeno una santa
                               o giù di lì
i santi dei campanili dal loro punto di vista
alto. Così alto che aderivano le volute 
quasi pece ai condotti in basso. Tanto basso
che allo stesso tempo intimità e fiamma
raddoppiavano il rosso per familiarità d’intento.

Diciamo qui che il fumo è una volontà
di apparire dell’aria nel fuoco
- calori e canaglie: fiamma intimità
angosture in fondo. 
                               Vedilo
quel volto secondo da ante fatto ad arte
che indossa lo scomparso lasciato solo nome
dove è solo con altri soli
se quella mistura di trasparente cronaca
conquista il rito quotidiano ricordo
per dato.
              Se quel 
                          andò via da noi 
a lungo perso
ancora viene viene 
                              per darsi là.